Jorge Restrepo
Cali, Colombia, 1961


“3, 1416 ( Delta di significati suggestivi)”
di
Donaldo Altamirano

 

                     

             


 

3, 1416

( DELTA DI SIGNIFICATI SUGGESTIVI )

 

 

Donaldo Altamirano*

 

“Incontro tra una macchina da cucire ed un parapioggia sopra un tavolo da dissezione”, tale è  stato il punto di partenza immaginario che ci ha lasciato Maldoror (quella creatura prediletta  da Lautréamont) nella sua urgenza di espandere i limitied allargare le soglie estetiche della nostra contemporaneità, più che motivata dalla pretesa di definire e chiudere frontiere nei tempi attuali di febbrile creatività, tempi che all'epoca del poeta montevideano appena si intravedevano.

 

Discendente legittima di quella originale copula surreale tra macchina da cucire e  parapioggia, la presente mostra “3,1416”, riunisce, in un insieme audiovisivo coerente, un artista emergente del suono d'avanguardia, l'honduregno Walter Suazo, ad un artista visivo di  ampio percorso internazionale, il colombiano Jorge Restrepo, che hanno così congiunto le loro capacità creative per annodare questa proposta interdisciplinare.

 

Metafora meta-artistica, movimento di sviluppo concettuale, equilibrio audace delle forze intellettuali accomunate, aggregazione di dinamismi ibridi, creati per godimento degli occhi,dell'orecchio e del cervello il quale unifica le nostre percezioni, “3,1416” crea nel   contesto una poetica polimorfa, le cui operazioni si sviluppano dalla parte opposta delle abituali frontiere concettuali, affratellando in un'opera armonica, tre sequenze d'impressioni  dissimili, le quali convergono verso la loro espressione unitaria nel punto di maggiore intensità.

 

In quanto a proposta visiva, la serie di lune nere di Restrepo (le quali sono state prefigurate  da centinaia di prove ed esperimenti, limitati allo studio della relazione fra i circoli scuri ed il possibile squilibrio delle masse fisiche, contro il deserto asettico di alcune pagine bianche) ci  suggerisce un mondo di tecnologia estrema, dove  sia l'essere che gli oggetti sono stati ridotti  ad una espressione puntuale, la quale, non ostante tutto, permette di essere letta  come una serie di segni appartenenti ad una scala melodica e fantastica in disuso. E' quello che ci ha dimostrato Walter Suazo, quando ha creato la base sonora che accompagna il lavoro di Restrepo.

 

Questa colonna sonora di Walter Suazo, che sembrava ispirata all'inusitata e atroce vicinanza  degli astri, celebra la genesi di universi inediti, dove la punteggiatura melodica sembra   procedere per rarefazione e sintesi, come avrebbe voluto Anassimene de Mileto. Musica delle sfere pitagoriche, evoca congelate maree lunari, migrazioni siderali, ombre nebulose sorprese nell'atto di gestazione di molteplici eclissi, macchie melodiche, cancellature sonore spinte da quei “salti che esperimenta l'energia di un corpuscolo nel momento in cui assorbe o emette radiazioni”, come avrebbe spiegato Max Planck.

 

Malgrado ciò, procederà erroneamente chi si limiterà ad esaminare entrambe le proposte separatamente, visto che insieme creano un terzo sistema, un nuovo spazio di significati, un'intensa zona di convergenze la quale  fa appello ai segni che circolano nella nostra linfa segreta, oltre alle nostre mere capacità audiovisive, creando così un inusitato delta di  significati, che allude ad un mondo di presenze invisibili e di forze inavvertite, le quali muovono l'insieme delle cose, cautamente e dall'interno.

 

Succede così, che per finire di arrotondare il riferimento metaforico al “segno che    rappresenta la  relazione approssimativa  tra  la circonferenza ed il diametro del circolo”, per far tornare concreto e palpabile questo incontro tra parapioggia fantastici e macchine irreali, Jorge Restrepo ha ritenuto opportuno integrare il suo scenario con altri elementi  tridimensionali, consistenti nella presenza di alcune  scatole  piene di liquido  dove  galleggiano a pelo d'acqua (elemento primigenio d'ogni origine evolutiva) alcune sfere nere che oscillano o  vanno alla deriva mediante l'intervento, la volontà o il capriccio degli spettatori. Metafora d' altre metafore, abbondante succo di riflessioni, dove l'artista visivo ha trovato forme innovative di calcolo adeguate ai mondi scuri evocati dalle lune nere, in eclisse permanente sulla superficie deserta del foglio.

 

“3,1416”, è dunque, una creatura che gode, quanto meno, di doppia paternità. Unione concettuale che si verifica nel vuoto profilattico. Un erotismo asettico da concetti congiunge e coniuga questi due mondi opposti che ora coincidono in un punto, che si fondono in un abbraccio stretto dando vita ad una nuova attitudine verso l'arte, verso gli artisti e provenienti da loro stessi. Vediamo in questo'opera congiunta un simbolo contemporaneo, che indica  l'erosione, la rottura e la demolizione di un muro ostinato che tradizionalmente ha diviso le  discipline artistiche in compartimenti stagni.

 

In quest'opera, di palpitante contemporaneità, entrambi gli autori, tanto Suazo quanto Restrepo, si sono compenetrati reciprocamente e intensamente l'uno nell'opera dell'altro, esaminandola e studiandola con rispetto e simpatia, entrambi hanno proceduto per affinità e  per affetto, come motori capaci di scatenare e di rimuovere dal profondo le nostre più grandi energie creative.

 

*Donaldo Altamirano,

scrittore nicaraguense,

visore d'arte

 


Traduzione di Mariela Ramos

 



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