Jorge Restrepo
Cali, Colombia, 1961


Jorge Restrepo: Dalla Galleria Nazionale D'Arte al “Mayoreo”
(mercato rionale all'aperto)

Di Carlos A. Lanza

 

                     

             


 

Jorge Restrepo: Dalla Galleria Nazionale D'Arte al

“Mayoreo” (mercato rionale all'aperto)

 

 

Di Carlos A. Lanza

11  ottobre  2005

 

Nell'anno 2002, mentre osservavo distrattamente le opere dell'Antologia Honduregna delle Arti Plastiche nella Galleria Nazionale D'Arte, sono rimasto  colpito dal lavoro artistico di due opere di taglio espressionista intitolate: “Viajeros” (Viaggiatori) e “La Noche” (La notte) , queste opere portavano la firma di un autore  sconosciuto (al meno per me) il suo nome: Jorge Ivàn Restrepo, dal cognome ho  immaginato  fosse colombiano. Alcuni giorni dopo, nel testo che accompagna il catalogo dell'antologia prima citata dedicata all'artista Maria Talavera, ho scritto  congiuntamente al critico Ramòn Caballero, una riflessione che recitava cosi: “ci siamo imbattuti in un lavoro esigente...la sua opera già lo annuncia come un attivo precursore di un'arte responsabile”; non era molto quello che potevamo dire su di lui e per di più rischiando, poiché, avevamo visto soltanto due opere. Tre anni dopo, non sono pentito di quegli apprezzamenti e in modo particolare posso reiterare le parole: attivo e responsabile.

 

Attivo, perchè da  allora non ha smesso di lavorare, c'è stato un susseguirsi di mostre, come “Azteca”, “Urdimbre”, partecipazione all'Antologia 2004, scelto tra i l4 artisti selezionati fra i 140 che si sono presentati. Quest'anno ha presentato la mostra per persone non vedenti intitolata “Oltre il Tangibile”, la mostra “Expolio” ed ora “El Mayoreo”, senza contare  le partecipazioni a mostre internazionali ed i premi vinti all'estero. Responsabile, perchè è un artista consapevole di quello che  propone, anche se l'eccesso di attività comporta dei rischi che ho già  notato in certi processi del suo lavoro.

 

Una volta sono stato tentato di scrivergli una lettera che alla fine non ho scritto, ho preferito aspettare, oggi posso annunciare quello che in quel momento avrei voluto dirgli: “I progetti “Azteca” e “Urdimbre” mi sono sembrati buoni ma eccessivamente complementari, temevo che la sua pittura rimanesse solo sul piano della sensibilità visiva” ma, come ho detto prima, ho deciso di aspettare, avevo la certezza che prima o poi Restrepo avrebbe scoperto nuovi sentieri per la sua proposta artistica. Con il “Rompecabezas de Emilio” (Rompicapo di Emilio), opera  con la quale partecipa all' Antologia 2004,  mi  sono  detto: “Qualcosa si sta muovendo nella concezione artistica di Restrepo”. Che cosa avevo incominciato ad avvertire? In primo luogo, l'artista aveva  spostato il dipinto dalla parete al pavimento, la sua opera acquistava segnali concettuali aderenti ad una timida ma ferma predisposizione ad andare verso la collocazione dell'impianto e la performance. In questo cambio di rotta si è affermato con le opere “Maquila en galeras”con la quale determinava un trattamento interagente con la configurazione del suo nuovo discorso estetico, in questo modo, Restrepo si preparava ad andare da un'arte molto personale, strutturata sulla base della tradizione pittorica, ad un'arte collettiva, partecipativa, strutturata sulla base di una nuova tradizione espressa in quello che oggi si conosce come arte contemporanea. Ho realizzato questa breve introduzione per dimostrare che “El Mayoreo” non è un'opera improvvisata, ma è la conseguenza logica d'una attività sostenuta e aperta all'esperimentazione.

 

Le chiavi di “El Mayoreo”

 

“El Mayoreo” è un  grande impianto il quale ha avuto i seguenti obiettivi: portare  il museo al mercato. Quest'opera, per una chiara decisione dell'artista è stata patrocinata dalla Fondazione del Museo del Hombre Hondureño (Museo dell'Uomo honduregno) e con l'appoggio dell'Ambasciata di Colombia, ma desidero sottolineare il  patrocinio del museo perchè fa parte del concetto della proposta, l'artista ha voluto evidenziare il museo come qualcosa di vivo, interattivo, socialmente integrato, l'ha presentato come un concetto e non come un edificio. Il risultato di quest'idea è stato quello di concepire  il museo  come parte della totalità sociale nella  quale le esigenze storiche ed estetiche si fondono con la sensibilità della collettività. Il museo  dell'Honduregnità è tale se  va in cerca di spazi dove noi honduregni possiamo creare la nostra cultura. L'altro obiettivo dell'artista è stato portare l'arte nello spazio pubblico, per mostrarci che l'arte non è soltanto quell'oggetto che si esibisce nel confort di una galleria, ma è l'esperienza viva,  capace di colonizzare ogni luogo  della vita sociale.

 

Il solo fatto di uscire in strada è già di per sé una critica ed una disquisizione sulla funzione dell'arte. Questa esperienza nel mercato “El Mayoreo” enfatizza il legame comunicativo permettendo che l'arte stenda tutta la sua funzionalità, la sua ragione di prodotto di comunicazione e non di mera mercanzia soggetta alle leggi del mercato e del lucro commerciale.

 

Con tutto quello che abbiamo detto e la conquista che rappresenta quest'opera nel nostro ambiente, è importante chiarire che la proposta di Restrepo intende soltanto modificare lo spazio di esibizione abituale dell'opera d'arte, cioè, invece d i esporre in una galleria o in ambienti tradizionali da museo, lo fa nel mercato “El Mayoreo”; da questa prospettiva, la proposta non ci offre né un'arte drammatica, né socialmente critica, ci offre soltanto uno spazio alternativo da esibizione; in corrispondenza a questa intenzione, il lavoro del curatore lascia assolutamente chiara questa linea di lavoro. Perciò seguiamo il rituale delle esposizioni che vengono realizzate negli spazi chiusi: inviti, cartelli che annunciano la mostra, inaugurazione e cocktail. Non siamo andati più in là perchè la proposta dell'artista si muoveva rigorosamente in mezzo a questi concetti e soltanto il fatto di esibire nel mercato è già una critica ed un quesito sulla funzione dell'arte.

 

                               La parodia della produzione sociale

 

Riflettendo sulla forma di come l'artista ha concepito la sua opera per renderla  funzionale in un mercato, ho osservato che esisteva una corrispondenza fra arte e produzione sociale la quale è stata oggetto di studi classici, ma  non un è male tornare a ricordare soprattutto in un contesto che tende a vedere l'arte come la consacrazione finale di un atto spirituale, quasi religioso, senza fermarsi a vedere che l'arte forma parte della produzione sociale di oggetti e che l'artista è un produttore d'immagini e di oggetti come lo è qualsiasi altra persona nell'ingranaggio riproduttivo. Fischer dice che “l'arte  è una forma di lavoro e il lavoro è un'attività specifica della umanità”. Per questo in ordine di registrazione presentiamo la seguente parodia: l' artista  prendendo il prodotto dal suo camioncino, il contadino o il fruttivendolo prendendo la frutta dal suo autocarro; l'artista caricando le scatole che contengono il suo prodotto visivo, il contadino caricando le scatole contenenti frutta e verdura, l'artista sistemando il suo prodotto in uno spazio del mercato, il contadino sistemando il suo prodotto nello stesso spazio. Così l'artista voleva mimetizzare le sue opere con i colori dei frutti, ma quello che ha fatto è stato di prendere lo  spazio dei venditori, facendo in modo di non cacciarli dal loro tempio. In altre parole, il processo di promozione sociale del prodotto è stato identico.

 

Opera e ambiente: il discorso visivo

 

Guardiamo  ora  la proposta plastica, prima mettiamo in chiaro che  questo non  è un discorso sulla frutta; la frutta e le verdure sono soltanto risorse che l'artista utilizza per  costruire la strategia visiva; questa strategia consiste nell'integrare l 'opera nell'ambiente del mercato che diventa così una specie di camaleonte, “cambia colore secondo l'occasione”, la frutta è stato l'elemento più idoneo per costruire questa operazione visiva, ma, se osserviamo bene, possiamo notare che Restrepo realizza opere che vanno d'accordo con l'ambiente generale del mercato: tele, plastica, luce solare, il cielo e perfino la stessa gente.

 

Una delle caratteristiche del mercato “El Mayoreo” è  la sua trasparenza: malgrado sia un mercato colmo di prodotti locali, ha una sistemazione impeccabile, dovunque si posi lo sguardo, si trova un'apertura ad ogni angolo: l'artista, abituato a lavorare su piani d'appoggio larghi, ha avuto l'accortezza di concepire l'opera su dei sostegni stretti a mo' di strisce i quali hanno contribuito a conservare la caratteristica pulita del mercato. Altro aspetto interessante che forma parte della simbiosi ambiente-opera è il fatto che  la pittura ha un'organizzazione speciale che si integra con la forma normale con la quale i venditori organizzano i loro prodotti nello spazio del mercato, cioè: ordine nella pittura, ordine nel mercato e viceversa.

 

Le opere hanno nel loro colore la vibrazione e l'allegria del mercato. Lo stile della sua pittura continua ad essere somigliante a “Urdimbre”, vale a dire, non presentare l'oggetto dipinto, ma l'espressione sensibile di quell' oggetto mediante il colore, non presenta la cosa bensì il colore delle cose. In “El Mayoreo” ha cambiato la tecnica, se “Urdimbre” è caratterizzata dai toni brillanti,  in “El Mayoreo” la pittura è più naturale ed ha una tonalità opaca che l'avvicina a alle sfumature indecise che hanno le stoffe  sugli stand e, per effetto della, luce solare e della pioggia, risultano consunte; nella   sua ricerca, per far diventare il supporto una specie di tendone, l'artista è arrivato all'estremo di lavare e strofinare la pittura fino a ottenere che alcuni pezzi avessero la consistenza d'una vecchia stoffa rigida e ruvida. Persino nella risoluzione tecnica della pittura, Restrepo non ha perso mai la prospettiva di integrare l'opera nell'ambiente del mercato, prospettiva che, come ho segnalato all'inizio, deriva da un concetto più generale: portare il museo in strada, portare la pittura al mercato, portare la pittura alla polvere, al sole, alla pioggia, al fango, alla fiera dei rigattieri; in altre parole,  trasformare la galleria  in  tendone,  quello che i commerciante  nel  mercato chiamano “posto”, Restrepo ci ha fatto vedere che una galleria può essere anche un “posto” nel  mercato, luogo dove si vende arte con la differenza che questa ha la lucentezza dell'élite.

 


 

Traduzione di Mariela Ramos

 




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