"Bagno di luna" e "Negentropia"
“Bagno di luna” e “Negentropia”:
Immergersi nell'astrattezza
Jorge Antonio Espinosa
Bagno di luna
Jorge Restrepo e i suoi alunni entrano nella laguna di Monterredondo, vestiti di nero, sorreggendo palloncini neri appena gonfiati. L'acqua gelida e il fondo fangoso fanno del loro ingresso una goffa (non per questo meno solenne) processione.
Una volta dentro, gli allievi iniziano spontaneamente a bagnare il loro maestro, spruzzi d'acqua provenienti da 93 direzioni diverse colpiscono il “prof” sul viso. Lui li riceve ridendo a crepapelle con le braccia aperte, fino a che i partecipanti si
stancano e gli permettono di respirare.
Con la calma imposta dopo il bagno al professore, le figure si allontanano con i loro palloncini in mano, formando un'imitazione caricaturale della cattura di atomi di carbonio e si sistemano “con l'acqua fino al collo”, come potrebbe arrivare a essere una buona parte della popolazione mondiale un giorno non molto lontano.
Non è possibile separare la situazione offuscata nella quale questa nuova generazione eredita il pianeta dall'ottimismo e dall'emozione che provano questi giovani ad incontrarsi, ad una settimana dalla loro laurea. Tra pochi giorni, infatti, si troveranno nel mondo a lottare per raggiungere i loro sogni.
L'opera di Restrepo funziona come punto di convergenza tra la paura e la speranza, spetti che possiamo osservare come complementari, due voci che coesistono in eco perpetua, volando insieme invece di escludersi reciprocamente.
Il professore allestisce la tavola, prepara lo scenario e l'opera prende vita: si manifesta, così, il reclamo di una generazione verso l'altra, per le sue trascuratezze, i suoi errori, i suoi eccessi, ma è al tempo stesso un richiamo affettuoso e ottimista, presagio di un importante passaggio di consegne, nel quale la nuova generazione prende il testimone e si prepara per l'avvenire.
Negentropia
Accompagnati dai loro palloncini e vibrando ancora per l'energia del bagno, gli allievi si sistemano nell'acqua. Tendere verso un ordine maggiore è una caratteristica della vita, chiamata “negentropia”, nota anche come entropia negativa o “sintropia”. L'ordine della vita, raggiunge livelli ogni volta più complessi di indipendenza (ad esempio: tra tessuti ed organi, tra ecosistema e specie ). La capacità di considerare la complessità dei sistemi vivi,la ricettività per imparare da loro ed applicare questa scienza al nostro vivere quotidiano, sono le cognizioni umane che decideranno il futuro del pianeta. Come immaginare ancora di raggiungere un futuro sostenibile perl'umanità su questo pianeta o su qualsiasi altro che vogliamo colonizzare nella finzione o nella realtà?
In mezzo al deserto dell'Arizona si costruisce Arcosanti¹, una città sostenibile, senza auto, con edifici multifunzionali che accorpano casa, lavoro e produzione per il sostentamento, aspetti della vita umana che sono stati segregati dall'accrescimento smisurato delle città. Tutto ciò si sta raggiungendo soltanto nel 2% dello spazio che occupa una città normale: immaginiamo città pianificate con efficienza, circondate da boschi e cascine. Paolo Soleri è l'architetto che ideò la Arcologia come incontro tra l'architettura e l'ecologia. Lui riesce a pianificare un'alternativa percorribile per la vita dell'essere umano stabilendo livelli elevati di complessità.
Altro maestro della “negentropia” è Joel Salatin che nella sua azienda agricola Polyface² ricrea rapporti simbiotici osservati in natura: tra piante, ruminanti, insetti e volatili per creare un ecosistema produttivo, usando animali da cascina, generando alimenti in maniera sostenibile e nello stesso tempo, incrementa la fertilità del suolo e mantiene un' estensione considerevole di bosco³.
Questa capacità la possiamo vedere nella vita e nell'opera di questi utopisti come Joel Salatin e Paolo Soleri. Alla razza degli esseri umani tocca svegliarsi dal sonno ignorante per abbracciare la negentropia come modus operandi o semplicemente affondare.
Il professore sfida i suoi allievi ad immergersi nell'astrazione, a convertirsi nella complessità medesima, a vedersi come facenti parte di quella grande opera che è la razza umana. La parte del cervello responsabile del pensiero astratto e della creatività artistica (la destra) è la stessa che ci predispone a relazionarci con gli altri e con l'ambiente.
Completato questo bagno rituale che attraverso i secoli ha simboleggiato l'iniziazione, la purificazione e la preparazione al compimento di missioni sacre, maestro e allievi escono sorridenti dalla laguna.
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¹ www.arcosanti.org
² www.polyfacefarms.com
³ Pollan, Michael, The Omnivore's Dilemma (Penguin Press, 2006)
Traduzione di Mariela Ramos
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