Jorge Restrepo
Cali, Colombia, 1961


“Dal  discorrere delle disgiuntive all'esercizio pubblico di costruire”
di  Allan  Nùñez

 

                     

             


 

 

Dal  discorrere delle disgiuntive all'esercizio pubblico di costruire

di  Allan  Nùñez

 

Jorge Restrepo (Colombia) è uno di quei creativi che ha capito molto bene che ogni opera d'arte  va avanti tra le proprie frontiere, con riferimento alla necessità di uscire dai comportamenti  artistici tradizionali, entrando in contatto con l'alternativo per poi far tornare all'opera d'arte non soltanto il prodotto di una fattura individuale ma anche il risultato di un'azione integrale che coinvolga attivamente lo spettatore. Così, nel mese di novembre del 2004, Restrepo realizza un'opera in collaborazione diretta con un gruppo di contadine di una remota regione del paese  chiamata Galeras, L'opera che porta il nome: La Maquila en Galeras, costituirà uno dei primi intenti del colombiano di avvicinarsi ad un tipo di estetica inusuale nel nostro contesto: la collaborativa.

In effetti, dopo quella esperienza in Galeras, (dov'è stata evidenziata da parte dell'artista la necessità di cercare un contatto più immediato con la gente) Restrepo dimostrerà da lì in avanti, di essere coerente con i suoi interessi estetici personali: dimostrare che l'esperienza creativa è connessa con la forma in cui gli individui si rapportano alla materia. Da questo fatto deriva una   constatazione: per il nostro artista, un pubblico che osserva un'opera ed è persuaso, non è  sufficiente; ma al contrario, uno che si trova continuamente coinvolto nella composizione della stessa, ell'imprevisto, può fare  scoperte  inquietanti di capitale importanza. Oltre a La Maquila en Galeras si potrebbero citare come esempi opere come Orquesta (2007) e Alfombra (2005).   Esiste un altro aspetto che finora non ho commentato e che si può mettere in relazione con il precedente ed è l'idea di vedere l'opera  d'arte come mezzo e non come fine a se stessa. Esempio: nel 2005 Restrepo porta a compimento Màs allà de lo tangible (Oltre il tangibile), un'opera di pittura diretta ad un pubblico non vedente. Il contatto con la materia diventava imperativo nel decifrare il senso dell'oggetto dipinto. Il fatto di toccare con le mani una pittura, conteneva  qualcosa di più dell'atto di costruire una lettura attraverso il tatto; questo atto rivendicava l'idea -l'ho già detto prima- di vedere la pittura come un mezzo e non come un fine. Un mezzo perchè? Per non vedere la pittura. No. Meglio ancora, per guardare attraverso.

C'è un intervento pubblico del colombiano il quale dialoga tardivamente con Mas allà de lo tangible (Oltre il tangibile), mi riferisco a Carteles (Cartelli) (2007) esposta negli impianti fisici   dell'Unversità Nazionale Autonoma di Honduras (UNAH) nell'ambito della celebrazione della Giornata Internazionale della Filosofia, Carteles, dal punto di vista formale, imitava la struttura  tradizionale delle nostre carte di uso corrente (fotocopie in carta bond incollate in seguenza alle  pareti  della UNAH) C'era in queste carte un messaggio scritto in Braille.  Ma questo  messaggio era mancante del testo necessario per essere compreso dai non vedenti.  La struttura è liscia senza asperità per cui non ha comunicazione. Non comunica nemmeno per i vedenti che trovano una  serie di punti sconnessi fra loro e pertanto non danno informazione.

Se è vero che l'arte pubblica s'interpreta insieme allo spazio nel quale si manifesta e sviluppa, la UNAH è un buon spazio per parlare della comunicabilità e della incomunicabilità, per parlare di  quei disturbi di cui soffre la società. Oggi la società in genere non comunica con se stessa e nemmeno tra i suoi elementi. E' la società degli estranei dove gli unici valori che sopravvivono sono quelli dell'anonimato, la solitudine, l'isolamento e l'emarginazione. Carteles comincia e si conclude con un doppio paradosso: da un lato, è intenzionato  di comunicare alla  società qualcosa  di incomunicabile sulla incomunicabilità della comunicazione: dall'altro lato la propia opera comunica che sta comunicando su quello che non si può comunicare. Una conferma della performance,  direbbero i  filosofi del linguaggio.  Con quest'opera Restrepo ci indica che esiste la  possibilità di non-comunicare sulla  comunicazione comunicando su di essa. Esprimere  l'inesprimibile,  la possibilità tra l'impossibilità che esigeva Adorno.

Accompagnava Carteles un'altra opera di Restrepo intitolata Arte Publico (Arte Pubblica). Si tratta di un impianto formato da una pittura dell'artista colombiano Hèctor Mario Salazar esposta in  uno  dei corridoi della UNAH, sorvegliata da un agente della sicurezza privata che portava un'arma di  grosso calibro. La pittura è messa dentro una cornice con bordo in lamina d'oro. L'uso dello spazio  pubblico è in permanente disputa, la sua complessità può rivelare le diverse contraddizioni che, nello stesso modo,operano nello sviluppo di un sistema dove la logica del privato s'impone sulla  logica del pubblico. Arte Publico (Arte Pubblica) ci parla di due diversi modi di consumare e di comportarsi nella società, nella città: il pubblico ed il privato che non dialogano sotto le ragioni   dell'anarchia in una società dell'isolamento ma sotto la logica degli avvenimenti, cioè della   relazione e attinenza che gli individui stabiliscono con lo spazio. Il privato è l'individuale e si colloca nell'interno, la sua identità è il suo prezzo; per contrario il pubblico è l'usuale è di tutti e si colloca al di fuori, la sua identità è la perdita di valore. Nella nostra società caratterizzata dalla mancanza di comunicazione, il pubblico appare come uno spazio  dove  si  può  realizzare  il  potere  privato, oppure, in termini di sociología contemporanea, si conosce come spazio da territorializzare.

Così, andiamo dal problema dei rapporti comunicativi nella società al nostro modo di comportamento nello spazio.   E' quasi naturale che le opere di Restrepo si trovino in questo tipo di disgiuntive comunicabilità/incomunicabilità, pubblico/ privato. Sono proprio le sue. Dai suoi  esercizi di luce intima in Urdimbre fino alle sue ultime opere, è evidente in Restrepo l'aspirazione di mantenersi al margine di qualunque tipo di privato; per questo le sue pitture ripropongono   l'estetica della trasparenza, un tentativo di esternare lui stesso nel paesaggio: perciò, le sue opere d'arte pubblica sono state il risultato di un'estetica innovativa, di comune accordo con i suoi  spettatori- partecipanti. Nell'atto intimo di creare, Restrepo ha imposto l'esercizio pubblico di costruire e pertanto, costruire se stesso.

Tegucigalpa, gennaio 2008

     

Traduzione di Mariela Ramos




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