Le mutazioni di Jorge Restrepo
Di Ramòn Caballero
In un certo senso l'arte è causale perchè ci porta dalla sensazione e dalla emozione prima, all'attenzione intuitiva ed intellettuale, liberandoci (grazie al suo complicato percorso) dalle sottomissioni evidenti. L'opera presenta questi distacchi ontologici come parte del suo percorso, attenendosi in prima istanza ad un sistema di codici che le assicurano la forma. Per uscirne vincente, l'opera deve essere a conoscenza di omologie ed affinità centralizzate, oltre a dislocazioni e ricollocazione per arrivare ad essere novità, espressione e autonomia contemporaneamente. Perchè tutto ciò venga realizzato, i materiali concettuali e formali debbono entrare in un recinto stilistico interattivo che abbia la capacità di estendere, sopprimere e variare con saggezza. Quando questo non succede (lo capiamo) preferiamo parlare di evenienze.
In Lunas negras (Lune nere) (2007-08) di Jorge Restrepo la soluzione è stata formata. Indubbiamente il suo cosciente attaccamento alla intertestualità lo ha portato ad avere questa semplice ma abbondante competenza grafica. Nella sua opera iniziale c'era già questa sentenza: la sua vocazione poliglotta. In questa si poteva già intuire che il futuro non sarebbe stato perfezionare uno stile, ma esplorare un sistema multiforme: figurativo, espressionista, astratto, geometrico, lirico, ecc.; condizione ibrida che, con il tempo, è andata scivolando su versanti interdisciplinari favorevoli, soprattutto per l' happening e la pittura da eseguire collettivamente.
Ritornando alle Lunas negras (Lune nere) non è difficile accorgersi che Restrepo lavora, quando si tratta di superficie, con negativi celati in uno schema quasi-espressivo/quasi-rigorista. All' inizio, la sua opera era una massa di volti impacchettati in “nicchie” a tratti veloci alcune volte, altre invece, offriva un nodo di presenze ascoste (e tatuate) dietro una cortina di grassa calligrafia.
Con gli anni, si è visto che era Mondrian chi si intravedeva in mezzo a quei chiostri colmi di fisionomie.
Il processo di camuffamento era pronto: ritratti impilati si trasformavano in reticolati. Certo, la mutazione era questa: la supremazia dell'ergonomico e l'immersione dell'organico; di conseguenza, le superfici risultano come se fossero pentagoni. Senza dubbio, l'opera pre-lunare ha dovuto attraversare questo centro interattivo e, se il numero ci può essere utile per rendere valido il giudizio, non ci resta altro da dire se non che lì hanno avuto luogo molti esordi e vasti interrogativi.
Osservando questa serie, dobbiamo insistere nei dettagli strutturali e soprattutto nel suo linguaggio. Per prima cosa bisogna notare il suo programma“radioattivo”; qui, l' egemonia dello spazio è stata sostituita molto presto da una gradazione vertiginosa di salti, grumi, fessure e piastrelle che si addensano al centro per lasciarsi perdere, poi, in quei faraglioni brutali... ed infine nello spazio bianco, sensitivo, vuoto, già immobile per il valore perimetrale del foglio. Di ritorno al centro, ci troviamo di fronte ad una costellazione di poligoni e filamenti illesi, che, se fossero più marcati, a nessuno costerebbe grande sforzo associarli a più di una melodia figurativa di Modigliani, oppure a Malevich meno predominante o ancora, ad una variante (1939) meno precisa di Vantorgeloo. Anche di George Mathieu è riuscito a filtrare qualcosa che è andato a collocarsi in questo panorama “lunare”, sicuramente quelle tracce su sfondi piani che come grosse firme sono rimaste sparse sulla carta.
Mentre tutto questo succede nelle “elevazioni” della sua opera, qualcosa di diverso si mostra sulla “pianta”. La sua grafica fa l'occhiolino all' attrito surrealista di Ernest, senza altra alternativa che esaltare il rilievo degli stikers, la cui autonomia, d'altra parte, beneficia della storia del collage. Con tutto ciò, non si può dimenticare che nelle Lunas negras (Lune nere) “l'appropriazione” ha il suo rovescio, le differenze , l'originalità.
Il simbolismo, resta ora aperto alle affinità del pubblico: possono essere fotografie aeree di una città assediata dalla guerra, con le case diroccate e le strade piene di fuliggine, oppure masserizie dimenticate alle avvisaglie di tumulti, o l'immagine introspettiva di qualcuno la cui infanzia ha conosciuto meglio gli spintoni sulla carta, della ninna-nanna propria della sua specie.
In qualche modo, molta strada bisogna percorrere dall'inizio della comunicazione artistica alla sua fine ; pertanto, saremmo in disaccordo con chiunque volesse deporre il senso dell'opera con un solo fattore di procedura. E' vero, che il senso dell'opera è qualcosa che si forma nel corso della sua realizzazione come messaggio; per cui, non possono essere isolati tra di loro l'artista, l'oggetto e lo spettatore. Da una parte, il senso dell'opera siamo noi, mentre l' altra è occupata dall' oggetto come segnale. Per lo stesso motivo, l'opera si dipana tra l'oggettivo e il soggettivo. Quello che succede a Lunas negras (Lune Nere) è in verità una reversibilità, una trascendenza che soltanto noi le possiamo dare e soltanto ella ci può restituire. Ciò sarebbe certamente un dialogo.
Dunque, che cos'è Lunas negras (Lune nere): un negativo della geometria, del quadrato, dell'assoluto, della pienezza. Momento critico che trasforma la línea in mistero e le lune (talora ammansite dall' ululato, la carezza e la morte ) in qualcosa di più che geometria e persino in qualcosa di più di un'allegoria dello indivisibile. Dobbiamo insistere nel dire che Restrepo lavora con mutazioni, fenditure e nascondigli; di conseguenza, questa stessa luna potrebbe essere una denuncia contro la geometria “dura” dell'Avanguardia, senza perdere di vista che sarebbe denuncia anche della sua propria pittura, soprattutto di quella in cui i volti giacciono sotto gli orli del suo primo realismo.
Dopo tutto, nessuno può impedirci di associar la sua opera all'euritmia intima, al singhiozzo o alla pienezza del tempo della prima pittura del honduregno Ricardo Aguilar (1915-51), che ha lasciato testimonianza, affermando che la luna, oltre che un astro, è una forma metafísica autosufficiente. Questa affermazione s'intreccia pure in Lunas negras (Lune nere): sono domande al cosmo, anche se in modo più terreno, per non dimenticare che qui, oltre alla contemplazione, esiste l'azione - ad esempio, l'esercizio della guerra. Non sarà per questo che le lune di Restrepo sono esseri passeggeri e, che come in La leyenda del Nilo (La leggenda del Nilo) (1937) di Paul Klee, conoscono soltanto sradicamenti?
Tegucigalpa, 14 febbraio 2008
Traduzione di Mariela Ramos
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