“Arte per non vedenti, di Jorge Restrepo”
di Donaldo Altamirano, scrittore nicaraguense,
professore di filosofia, letteratura ed arti visive
Tegucigalpa, 9 ottobre 2005
Arte per non vedenti, di Jorge Restrepo
UNA CONGIUNTURA TRA IL TANGIBILE E L'INTANGIBILE
di Donaldo Altamirano, scrittore nicaraguense,
professore di filosofia, letteratura ed arti visive
Tegucigalpa, 9 ottobre 2005
La mostra d'arte per non vedenti “Oltre il Tangibile”, dell' artista colombiano Jorge Restrepo, propone un ventaglio di significati tanto vari quanto inusuali, in tal modo da indurci a pensare che invece di un convenzionale abbordaggio analitico rispetto ai soli componenti formali (molti dei quali dovremmo notare per la loro assenza, la dislocazione e per il drastico cambio di funzioni), concepiamo il suo avvicinamento da un'altra prospettiva.
Vorrei centrare le nostre riflessioni su alcune particolarità concettuali del lavoro di Restrepo, le quali al termine di questa esposizione completano il senso di un interessante periplo di amplificazione, sviluppo e dimostrazione il quale merita di essere menzionato nei particolari. Vorrei distaccare questi aspetti concettuali, che d'altra parte sono le caratteristiche più dinamiche e di maggiore spinta, inoltre dalla chiave collante per articolare il suo sillogismo interno ed assimilare il senso di tutte le sue varianti esperimentali, di tutti i versanti formali, delle varie forme e metodi esplorati, provati ed eseguiti finora da Jorge Restrepo nell'apertura di una strategia di significato connessa alla sua opera.
Faccio notare che le due correnti principali, ricche di significato che emergono da “Oltre il Tangibile”, vanno dirette a raggiungere in particolare almeno due tipi diversi di effetto, due livelli essenziali di comunicazione, operando su due porzioni specifiche di pubblico. (Al quale dobbiamo aggiungere un terzo strato di significati residuali che si colloca tra i due livelli citati in precedenza, calcolato per la percezione più lenta di quella di coloro che sono capaci di percepire tutte la implicazioni nell'insieme).
I
Incominciamo con ordine. Da parte del nostro fiammante pubblico non vedente honduregno, con questa azione concettuale di Jorge Restrepo, è stata aperta una porta che conduce a infiniti percorsi, cioè, si lascia aperto uno spazio inedito di comunicazione, che necessariamente dovrà ampliarsi ed intensificarsi.
Immaginiamo di non sapere chi sia Jorge Restrepo, di non conoscere niente della su opera né del suo percorso, immaginiamo di vivere in un mondo segregato, indifferente e a volte ostile, dove l'informazione sia esigua, incompleta o inesatta, insufficiente ad ogni modo. Supponiamo che l'universo delle arti plastiche, la loro storia, i loro progressi, le conquiste spirituali, gli sforzi forgiatori, siano per oi un mondo remoto e vietato al quale non abbiamo accesso, supponiamo di vivere in un mondo parallelo, marginale, discriminatorio, diviso da mancipate barriere non solo di comprensione ma anche si semplice percezione.
A sostegno delle mie parole, le impressioni di prima mano che hanno ricevuto Armando Sànchez, non vedente, Direttore esecutivo della Federazione Nazionale di Organismi di Persone con disabilità e Glenda Estrada Coordinatrice Generale ell'Unione Nazionale Ciechi.
Armando Sànchez racconta:
“Mi trovavo negli uffici di Handicap International trattando altri temi,discutendo altri progetti che si sarebbero finanziati, inaspettatamente qualcuno ha illustrato a grandi linee la giustificazione del progetto della esposizione “Oltre il Tangibile”. Quando mi hanno detto in che cosa consisteva l'attività, mi è sembrato alquanto interessante. Mai in Honduras era stata organizzata un' esposizione per ciechi. Ho pensato che era un' esperienza senza precedenti, che valeva la pena mettere in atto. Ci hanno chiesto collaborazione e immediatamente ho accettato anche se era un compito più appropriato per un ente come L'Unione Nazionale Ciechi.
Nella mia mente si sono disegnati i quadri senza conoscerli, non avevo letto che si trattava di pittura astratta, ma ho pensato che fosse arte figurativa.. Ho pensato che per una persona non vedente potesse essere un'esperienza che arricchisce e dà l'opportunità di conoscere la forma di cose che non ha mai visto, la neve per esempio. Ho pensato ad una conoscenza a livello di sensibilizzazione o di assimilazione per il suo contenuto. Dopo ci hanno detto che i quadri sarebbero tati titolati in braille. Mi sono chiesto: Chi avrà questo compito? Forse il pittore scrive in braille? Ho scartato l'idea che il pittore fosse cieco e mi sono chiesto quale otesse essere la sua motivazione. Nella famiglia di questo pittore c'era per caso qualche persona cieca?”.
La novità, l'insolito del progetto è stato il motivo che, inizialmente ha richiamato l'attenzione di coloro che, in seguito, da spettatori sono diventati protagonisti.
Altrettanto è capitato a Glenda Estrada, presidentessa dell'Unione Nazionale Ciechi, ente che accomuna le organizzazioni di sette capi dipartimentali.
“Io sono stata una delle organizzatrici dell'esposizione e un punto d'appoggio importante. Ho aiutato l'artista ad elaborare le schede ed i titoli dei quadri in braille. Sono stata inoltre una delle guide delle persone vedenti, perchè queste potessero toccare i quadri, visto che erano bendati, mentre noi spiegavamo loro il significato.
Ho conosciuto Jorge Restrepo attraverso Claudia Herràn, la quale in quei giorni mi dava lezione all'università per ottenere un diploma in Sviluppo di Risorse mane. Claudia mi disse che voleva comunicarmi qualcosa, mi parlò allora dell'esposizione di pittura per non vedenti. Com'è possibile-mi sono chiesta- se le persone cieche non possono vedere i quadri?
In altre occasioni, ho ricevuto inviti per assistere ad esposizioni comuni, per vedenti, ho assistito per cortesia, ma ho bisogno di portare con me una personavedente che possa descrivere quello che è dipinto nei quadri esposti. Ho sempre fatto volare l'immaginazione. Si usano i riferimenti sensoriali, per immaginare quello che altri dicono, ma non è mai la stessa cosa.
Claudia mi spiegò quello che a Jorge era venuto in mente, aggiungendo: “Lui non sa molto sulla percezione del mondo che avete voi per questo; lei sarà di grande aiuto per noi”. Mi spiegarono che i dipinti sarebbero stati eseguiti su tela bianca e in rilievo. Secondo la forma che noi avremmo percepito toccandole, percorrendo la superficie, questo sarebbe stato il significato delle opere. Dopo aver ascoltato la spiegazione mi sono fatta coraggio e ho incominciato a spiegare il progetto ad altre persone non vedenti.
Questo effetto di novità, questo sapore di stravaganza e paradosso, è stato il motivo che ha catturato l'interesse della maggioranza delle persone provenienti dai più svariati ceti sociali le cui volontà sono confluite per far si che il progetto Oltre il Tangibile diventasse non soltanto un'esperienza realizzata con buon senso, ma anche un'avventura spirituale, in intenso contatto solidale fra due universi ignorati, divisi da ostinate barriere. In questo senso supera tutte le aspettative precedenti.
Quest' esperienza mette in luce un'intensa intenzione didattica la quale supera li abituali confini dell'educazione formale. Per i ciechi è stata una esperienza gioiosa di apprendimento e di insegnamento, più di una attività sociale normale. Dagli apprezzamenti si deve dedurre la necessità che le organizzazioni di persone diversamente abili pianifichino un allenamento previo e conseguente; inoltre,la lettura personale di Armando Sànchez, dimostra che è opportuno elaborare un metodo pratico per mettere a punto la lettura tattile delle opere, non necessariamente nello stesso ordine di lettura di un testo scritto in braille.
Restrepo portò un quadro e mi chiese di scorrerlo, di toccarlo; mi rendeva inquieto che mi facesse delle domande, non sapevo se ero nel giusto, o forse avevo paura che il quadro non mi dicesse niente e questo fosse demotivante per il pittore e per l'idea che lo animava. Cercai di scoprire qualche figura: impossibile; c'è stato un momento in cui le mie dita hanno incontrato qualcosa nel quadro che mi è sembrato potesse essere una mano, la mano di un bambino.
Alle persone di Handicap International è sembrato interessante la forma in cui io scorrevo la superficie, come chi legge in braille, da sinistra a destra e dall'alto al basso, anche se a volte aggiungevo altri movimenti più spontanei..
... sono stato avvertito che nella parte inferiore destra avrei trovato la firma, cosa che non si può decifrare...Però mi è piaciuta molto la scrittura, a volte con delle asperità come quando si rovescia della sabbia fine oppure collante di pvc. Altre parti erano lisce, richiamandomi alla mente un eccesso di utilizzo di materiale ollante. Nello stesso tempo mi domandavo: in quale forma potrà essere nteressante tutto questo per altre persone cieche? Ho avuto dei dubbi sul contesto culturale. Ho avuto paura di non capire. Da una parte mi sembrava importante che le persone vedenti avessero contatto con l'oscurità fisica. D'altra parte temevoche i ciechi non potessero esprimere quello che avvertivano in ogni quadro e che, a conti fatti, risultasse un caso in più per non poter comunicare tra vedenti e non vedenti.
Non più di fronte ma dentro all'opera congiunta,come era già successo in altre azioni concettuali di Restrepo (ad esempio in “Expolio” nel Museo dell'Uomo onduregno) i protagonisti non riuscivano a rendersi conto razionalmente che loro stessi, pubblico e artisti, vedenti e non, facevano parte dell'opera, che le loro emozioni, le scoperte e gli spostamenti nello svolgimento della vita quotidiana, la solidarietà recondita e manifesta, i loro propositi di comunicare socialmente, facevano parte essenziale delle azioni concettuali di Jorge Restrepo.
II
Per comprendere il significato dell'altro “emisfero” accennato prima, bisogna guardare da vicino quello che i sensi delle persone vedenti presenti all'esposizione non hanno colto d'immediato. Immaginiamo una sala immensa, vuota, senza ostacoli, senza altro arredo che le tele incolori, un ambiente assolutamente sprovvisto di altri colori diversi dal bianco. Dobbiamo far notare che per queste persone vedenti la mostra proponeva una gamma di significati alternativi; da una parte, con la assenza del colore, il senso della vista era annullato, non solo mediante una deliberata messa in scena dello spazio della mostra. L'assenza di colore nella sala, ed il ricorso ad uno scenario essenziale, richiamava al silenzio che sbocciava nel bianco su bianco. D'altra parte, immediatamente dopo di conseguenza, s'impose la presenza animata, entusiasta, allegra, musicale dei non vedenti, vestiti tutti di nero, oltre che comunicativi, espansivi, vitali.
Dopo ci fu l'esperienza, tra le persone vedenti, di quelli che sono stati bendati e che hanno lasciato guidare la loro immaginazione ed il loro intuito dal caso che ci assiste ad occhi chiusi. Di questi ultimi, Armando Sanchez ci racconta esperienze molto significative:
Essere guida è stato per me una sfida: cosa posso dire agli altri, se io non ho un'idea, se ignoro le intenzioni del pittore? Come indurre un'altra persona a comprendere quello che io non capisco? Le racconto quello che penso? Le chiedo quello che pensa o semplicemente prendo la sua mano e mi lascio portare io e che scopra quello che può..?
A questo punto non avrei voluto essere guida, ho avuto timore di non essere preparato. Ho percepito inoltre, che il pubblico era composto da persone di classe sociale alta, raffinata, colta , l'ho capito dai profumi e dal loro modo di parlare, da un mormorio discreto, calmo, per il tono di voce, per il modo di esprimersi. Mi venivano presentate le persone: un laureato, un dottore, un diplomato. A questo punto avevo ancora più paura di sbagliare. Poi un altro problema è stato pensare di essere guida di una signora e in questo caso cosa faccio? Le prendo la mano? Più avanti è toccato proprio a me fare da guida a due signore: una di loro mi parlava vicino, mi ascoltava con attenzione mentre, percorrendo il quadro con i polpastrell, descrivevo le mie impressioni. Alcune volte era della stessa opinione, approvava la mia idea , altre volte la pensava diversamente e diceva: “No, no questo potrebbe essere piuttosto un'altra cosa.”
L'altra signora era la direttrice del “Museo dell'Uomo”; io allora non lo sapevo l'ho saputo dopo, fortunatamente, poiché, se l'avessi saputo prima ,sarei diventato nervoso. Invece, ignaro, tranquillo ho percorso adagio uno dei quadri esternandole le mie impressioni; alla fine mi sono sentito soddisfatto, perchè questa signora è stata cortese approvò svariate interpretazione che io man mano proponevo.
Risulta interessante osservare la reazione dei vedenti bendati, percepire come scorrono un quadro senza guardarlo, ascoltarli mentre cercano il luogo giusto, come riescono ad esprimere con le parole la loro immaginazione, fare il paragone di come loro ricevono le impressioni facendo la parte di ciechi occasionali.
Inoltre ho potuto scorrere ed analizzare alcuni quadri con un paio di pittori (un po' pieni in vita, ho potuto notare, poiché mi si sono avvicinati abbastanza). Loro non erano bendati, vedevano i quadri ad occhi aperti e tendevano, più che altro, a correggere i miei apprezzamenti, o, alla fine, facevano commenti tra di loro.
Uno di loro ha fatto una dettagliata spiegazione sugli alberi che coprivano un lato della composizione . Nella parte del centro che era più deserta per il tatto, questo signor artista mi rivelò: “Questo è un grande silenzio”. Dopo, mi hanno fatto percorrere altre zone del quadro che io non avevo toccato prima per distrazione, o per premura: “queste sono la nuvole”- ha detto l'altro.
Ho avuto l'impressione che fossero pittori, artisti o,quanto meno, che s'intendessero molto di pittura, per la sicurezza con la quale parlavano.
Le esperienze nuove sono state varie ed intense. Questa esposizione, insomma, ha rappresentato un'occasione per espressioni di profonda solidarietà umana, un'avventura dell'immaginazione e dell'intuizione, un rasentare di percezioni ineffabili che si sono comunicate mediante il comune mezzo della parola, creando una zona di eccezioni tra il tangibile e l'intangibile.
Dobbiamo inoltre riflettere separatamente sulle funzioni che compie il linguaggio verbale in circostanze tanto speciali, ponte scivoloso, equivoco a volte, teso tra vedenti e non, tra tatto ed immaginazione, poiché la coerenza tra quello che ci suggerivano i titoli e l'informazione che offriva lo scorrere dei polpastrelli, in questa occasione è risultato cruciale.
Glenda Estrada, Presidentessa dell'Unione Nazionale Ciechi:
Alcuni quadri mi piacevano più di altri, a volte per il titolo, per esempio uno chiamato La Prisa (La Fretta) aveva tracciate linee veloci: all'inizio erano larghe e lente, man mano che le scorrevamo diventavano sottili e, poco per volta, s'interrompevano fino a scomparire.
Il titolo è una traccia che aiuta molto. Se il titolo cattura l'attenzione, questo aiuta a captare il significato, se non è così, risulta piuttosto difficile. Lei pensi che era la prima volta che un gruppo di non vedenti potevano godersi i quadri così. Prima di tutto il titolo ci suggeriva qualcosa; poi, man mano che avanzavamo nell' esame del quadro, ci immaginavamo alberi, oggetti, case; pensavamo di essere seduti davanti a quello che l'artista voleva dire, potevamo identificarci con l'idea che ci proponeva.
Conclusione ineluttabile: tanto il quadro come il titolo, sempre, ma soprattutto in questo caso, non possono essere risultati isolati, debbono essere ambedue prodotti di un processo organizzato. Come parti di questo prodotto, debbono integrarsi diverse tappe di apprendimento metodico e graduale, preparate in precedenza.
Ad esempio: Oltre ad organizzare corsi d'arte attivi e passivi, teorici e pratici per non vedenti, si devono abilitare i nostri attuali e futuri artisti a produrre opere d'arte per disabili, questa dovrebbe essere una delle specialità da offrire regolarmente come opzione agli studenti nelle nostre scuole e accademie d'arte.
III
Parte dell'esteso panorama significativo dell'opera congiunta di Jorge Restrepo deriva dalla sua capacità di ingrandire le nozioni ed i concetti abituali. L'opera del nostro colombiano rompe le sue convenzioni imperanti in certi punti chiave, elude la cornice concettuale della critica tradizionale ma non si muove per imposizione, se non per la gioia in sè di creare delle cose,le idee nel loro insieme, collettivamente, partendo da persistenti motivazioni di solidarietà umana.
L'importante di questa sequenza particolare di opere incolori elaborata ex professo da Jorge Restrepo sono, in senso ampio, le sue conseguenze sociali, i vari modi d'incidere sulla coscienza collettiva, tanto estetica, come morale. D'altra parte le sue implicazioni concettuali, l'incidenza ed il ritmo con il quale evolvono o si fermano i movimenti, le tecniche o il concetto estetico nel nostro ambiente.
E' evidente che Jorge Restrepo ha affrontato un significativo tour de force. Gli elementi del suo linguaggio sono drasticamente disturbati da un cambio di condizioni. Un ascetismo che ha già conosciuto altre precedenti esperienze, lo porta questa volta alla rinuncia al colore, al presentare proporzioni visuali, al ritmo visuale che incatena le cose alla natura. Esperimenta il concentrarsi delle qualità motorie, nella plasticità tattile, nella duttilità dei materiali, sorretto da contrasti, in sequenze o alterazioni di ritmo complessivo.
In termini di sviluppo personale dell'artista, apparentemente si produce una rottura drastica, un fatto irregolare in relazione al tema del suo discorso precedente. Uno di quei movimenti bruschi che una mentalità meramente analitica tarderà un po' ad assimilare e integrare in un movimento unitario di concetto. Perchè, in questo caso, quello che garantisce l'unità stilistica, non è l'omogeneità dei materiali e dei procedimenti, ma è la coerenza che risulta nelle manifestazioni concrete che adotta e adatta il concetto, nella sua apertura, dimostrazione e sviluppo.
In Jorge Restrepo, riconosciamo non solamente un talento creativo personale per realizzare opere di significato progressivo ed evolutivo, ma notiamo i modi orchestrali sinfonici del generatore di volontà sociale, di colui che per vocazione e per diletto spinge, promuove e organizza, un gran numero di persone che lo circondano e si mette insieme a loro per alterare, estendere, rinnovare le nozioni i concetti e le categorie, aprendo nuove strade per le definizioni stagnanti, rinnovando criticamente non solo i procedimenti ed i materiali, ma anche le attitudini, i valori sociali, aggiungendo ogni volta nuove volontà, includendo ogni azione concettuale in settori inediti, in quanto protagonisti attivi dei fenomeni artistici.
Traduzione di Mariela Ramos
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